AlandJo

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Articoli marcati con tag ‘arte contemporanea’

Alice

Giordano Rizzardi

Alice

2 fabule

2010

Il Fausto tuffatore

Giordano Rizzardi

Il Fausto tuffatore

I Circensi

2010

Le Roy

Le Roy è la singolare fusione trono / credenza creata da AL & JO per l’autunno / inverno 2011.

La parte centrale è composta da un’anta con unico ripiano interno e da una seduta.

Le ante laterali, ad apertura simmetrica, sono dotate di pomoli in vetro di Murano e si aprono su due ripiani interni.

Il top in ebano crea la seduta e i braccioli del trono mentre lo schienale e i frontali sono disegnati in resina.

dimensioni cm 210 x 145 x 65 – unique example

 

Sferzato dal vento cresco come gli alberi più belli

Alban Eiler, equinozio di primavera,

è necessità, pacificazione e risveglio

di un giorno e una notte lunghi uguale.

 

Alban Eiler by AL & JO

Mobile contenitore. Si compone di 2 cassetti e 3 ante.

Struttura d’appoggio con verniciatura “car finish”.

Ripiani in vetro. Pomoli in vetro di Murano.

Overpicturing tecnique and mixed media.

Dimensioni cm 107 x 187 x 37

Bottega artigiana contemporanea

 

When craft knowledge combines design in limited edition, it originates incomparable and functional works of art .

Unique objects which speak their own personality, artefacts that unveil the alluring side and cultural references of their owner.

In Al & Jo we make bespoke pieces of furniture and collections comprising a very limited number of exemplars.

Pieces which catch your eye and draw admiration, but at the same time are perfectly suitable to being used in everyday life.

They interpret the rare balance between beauty and functionality AL & JO  works  are among those privileges whose value come from their capacity to be significant.

 

Attorniati da masse soffocanti di consimili uniformi e annoiati, la ricerca della distinzione si fa necessità.

Dalla contaminazione tra vecchi saperi artigiani e visioni contemporanee, in AL & JO prendono forma oggetti trasmittenti valori che trascendono la loro funzione: sono mobili come pezzi unici, realizzati su commissione e collezioni in edizioni limitatissime.

Sono pezzi da ammirare e usare quotidianamente con naturalezza, che evidenziano in primis, la cifra seduttiva del committente e i suoi riferimenti culturali.

 

 

Classic Piet

 

Classic Piet è il mobile ad uso bar o contenitore di AL & JO, evidente tributo a una celebre opera di Piet Mondrian. Per Mondrian l’unico modo per giungere all’espressione della realtà pura era l’astrazione. La sua era la ricerca della realtà come costante, del perfetto equilibrio tra forma e spazio, nel tentativo di dare un senso ordinato, logico, lineare a una realtà che non ha senso.

Il pezzo, segue una precisa composizione di linee verticali e orizzontali.  Ne scaturiscono 4 ante e 4 cassetti di dimensioni diverse che determinano un insieme di armonia e funzionalità inatteso.

ps. Al & Jo è un network italiano che riunisce design, artisti e mobilieri ebanisti. A partire dal 2008, il network ha avviato una sistematica ricerca di soluzioni creative innovative e coerenti processi operativi per il sistema arredo. L’approdo è consistito nella realizzazione  di propri formulati a base di resina, totalmente liberi da solventi tossici e impiegabili nella realizzazione di mobili d’alta gamma.

Tutte le creazioni, in massima parte edizioni limitate e pezzi unici, non sono ingegnerizzabili in una produzione seriale ma al contrario, possiedono caratteristiche proprie dei prodotti di lusso a partire dall’eccellenza della realizzazione.

Ad un design che non sottrae l’oggetto alla sua funzione si sono così sommate le potenzialità artistiche di resine opportunamente modificate.

Il contrasto tra rigore costruttivo e pennellate d’autore, la solidità delle figure, la patinatura e colorazione manuale pezzo a pezzo, rappresentano la cifra stilistica AL & JO.

 

Alban Eiler

Alban Eiler, equinozio di primavera,

è necessità, pacificazione e risveglio

di un giorno e una notte lunghi uguale.

AL & JO, overpicturing technique and mixed media. Limited edition.

3 ante e 2 cassetti, 2 ripiani in vetro, pomoli in vetro di Murano, dimensioni cm 107x 187 x 37, pino nero spazzolato.

Gino Rossi, di morte in morte

gino rossi

La vita di Gino Rossi è di quelle finite male. Un progressivo scivolare verso condizioni peggiori delle precedenti. Gino Rossi nasce a Venezia nel 1884 da una famiglia economicamente robusta e ben introdotta. La prematura morte del padre, gli nega però la fortuna di un buon inserimento sociale e la sua formazione si fa solitaria e istintiva, lontana da scuole d’arte e Accademia. La precoce passione per l’arte lo porta a Parigi e in Bretagna, dove viene attratto dalla pittura e dai luoghi di Gauguin, Van Gogh e  Cézanne. E’ da questo viaggio che ritorna a Venezia con una delle sue opere più belle, “La fanciulla del fiore“. Scopre allora l’unicità di Burano, i suoi colori, la sua luce. Apre uno studio nell’isola e, in contrapposizione alla Biennale di Venezia, con altri artisti veneti fonda la Scuola di Burano.

A cavallo del secolo, il mondo è una pentola in ebollizione. Gli impressionisti sono ribelli ed anticonformisti, riscoprono la pittura di paesaggio, la preminenza dei colori e delle emozione. Rossi è ben sintonizzato con i fermenti dell’epoca ma rimane comunque ignorato dalla critica. A Venezia, partecipa a varie mostre nel grandioso palazzo di Ca’ Pesaro. La sua ricerca pittorica si dibatte nell’impossibilità di un confronto tra pittura storica e contemporanea, tra insuperabile qualità e necessario rinnovamento. Sembra aderire all’intenzione di Cézanne di gettare il passato alle ortiche. L’ansia semplificatrice delle forme lo porta ad accostarsi al Cubismo.

Gli anni di Rossi sono gli anni in cui qualunque cosa potesse succedere, succedeva. In peggio. Sono gli anni che preparano la prima guerra mondiale e rendono ben conto della febbre espressiva che attanaglia gli uomini. Se il conscio è incomprensibile, gli sforzi si indirizzano sull’inconscio. Come calabroni impazziti che insistono a sbattere contro finestre chiuse, la pittura straripa in mille rivoli. Ancor dentro la prima decade del  XXI secolo, andare oltre il mero apparire della realtà è l’incipit di De Chirico e con lui di tutta la Metafisica. Nel 1909 in Italia irrompe il Futurismo propugnando un nuovo atteggiamento nei confronti del concetto stesso di arte in lode al futuro contro il passato. Gino Rossi stenta. Nel 1915, ormai senza un soldo, deve trasferirsi nella provincia trevisana, lasciando alle spalle il bel vivere di Venezia. La guerra del 1915 – 1918 lo vuole soldato, poi prigioniero, esausto e smarrito nella sua casa distrutta dalle bombe sul Montello. Comincia a manifestare i sintomi delle sue manie persecutorie.

Il suo equilibrio mentale si incrina e il mondo non lo aspetta. Nel 1916, dalla protesta per la mostruosistà della prima guerra mondiale, arriva il Dadaismo e il rifiuto dell’arte attraverso l’arte. E’ uno sbrodolamento. Irrispettosi, stravaganti, disgustati del passato – sarebbero ottimi per le ospitate televisive di oggi – Dada si posiziona come il bastian contrario dell’arte. Una sorta di protestantesimo artistico per il quale l’interpretazione dell’arte è solo soggettiva. Rossi tiene duro ma nel 1920, quando si vede escluso dalla Biennale di Venezia, cede un altro po’ di sé al male oscuro che lo attanaglia. Nel 1924 ecco i surrealisti. Indagano il sogno, smontano la logica, mostrano una realtà impossibile, ricercano nella perdita della coscienza, verità ultime. Gino Rossi sopravvive d’insegnamento. La sua voglia di vivere si scontra con una realtà di sofferenza, malato perennemente sull’avvio di una guarigione che mai arriva. Vive con la madre una vita impaurita, priva di mezzi. Nello stesso anno lascia l’incarico. Non può più. Come ombre gigantesche, la malattia gli annerisce la vita.  Nel giugno del ’26 lo portano all’Ospedale Psichiatrico di Treviso. Peregrinerà tra luoghi simili fino alla fine, dove “finisce di morire” nel dicembre 1947. Porta con sé i suoi quadri veloci, le sue macchie; paesaggi come istanteanee dell’anima. L’interesse per le sue opere arriva dopo.

Minimal Master, tutti i colori del ghiaccio

Unique example

La ricerca su effetti luce determinati dalla  proiezione di una fonte luminosa su una superficie di ghiaccio, ha portato AL & JO ad abbandonare le tirature limitate degli anni precedenti per concentrarsi sulla produzione di pezzi unici. E’ nato così il progetto Minimal Master.

Impronte, oval storage unit, ne incarna la realizzazione.

In Impronte, l’intervento manuale  ripercorre nella colorazione le scie luminose delle proiezioni, determinando un susseguirsi di centri di luce che vanno a sfumare dentro a un corpo viola e nero. L’utilizzo di inerti e la rifinitura con resina a sbalzo crea la percezione di dune e infossamenti amplificati da una personale mescola extrachiara. Ne risulta una superficie dall’elevata profondità ottica, con una gradevolezza al tocco che invita al contatto.

Lo sviluppo del contenitore è di cm 125 di base, 70 d’altezza e 41 cm di profondità.

Le gambe in acciaio, alte 27 cm portano l’altezza complessiva del mobile a 97 cm.

Gambe e top in acciaio ne incorniciano la valenza decorativa.

I frontali sono interamente occupati dalle ante, mentre i lati corti sono arrotondati. Si tratta quindi di un pezzo da centro-stanza con ante su entrambe le facciate. L’interno, che si può scegliere nelle rifiniture in ebano o palissandro, è attraversato da un ripiano in vetro sorretto da 6 piccole colonne  in legno verniciate in contrasto. Le ante a filo e le cerniere invisibili ne sottolineano la pulizia formale. Pomoli in vetro di Murano.

Petali e Pistilli di AL & JO. Le Porte dei Contemporanei.

Ispirata da elementi strutturali naturali, la porta a filo Petali e Pistilli è il risultato di una sovrapposizione di elementi botanici, resi in linee ondulate e ridotti a silhouette. La forma che emerge da questo processo risulta essere un visionario susseguirsi di linee curve. Lo spazio così individuato è illustrato con un irreale bouquet di fiori. Nel corpo centrale è posizionata la porta. Tutte le operazioni di sagomatura e di coloritura con tecnica di resina a sbalzo sono realizzate a mano. La porta a filo non è appesantita da stipiti, coprifili e cerniere a vista e la sua presenza è svelata solo dalla maniglia, restando nascosta allo sguardo distratto. In coerenza con la filosofia del progetto, la cifra estetica di Petali e Pistilli, non compromette la funzionalità della porta. La creazione – nelle dimensioni originali dell’insieme di cm 315 x 290 ca. – può essere rimodulata in funzione delle specificità dell’ambiente in cui deve essere inserita.