AlandJo

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Articoli marcati con tag ‘al & jo’

Michelino da Besozzo, la realtà sospesa

Nel primo quattrocento, a Venezia il gotico internazionale fiorisce sinuoso all’interno di un’estetica figurativa di matrice bizantina. La città si consolida come punto di riferimento per le arti e la bellezza e, tra mille altri, approda alla città lagunare anche Michelino da Besozzo.
L’artista nato attorno al 1370, lavorò in prevalenza nelle città di Milano, Pavia e naturalmente Venezia verso il 1410. Nel Veneto ci resterà per oltre 15 anni, gli anni della sua piena maturità artistica.
Di lui ci sono arrivate scarse notizie e poche opere, se non che era un pittore e miniatore celebre tanto da essere ricordato fin negli Annali della Fabbrica del Duomo di Milano. Tutto ciò in un tempo in cui la miniatura indicava lo stile.
Le sue opere hanno il suono di codici disseminati di segreti: l’Elogio funebre di Gian Galeazzo, il Libro d’Ore, il Libro degli Anacoreti, il codice Cornaro (con altri. Per lui sono le Epistole di san Gerolamo). Del giovane pittore da Besozzo, restano due affreschi: crocifissioni, santi e devoti e nozze mistiche. Elegante come pochi, sa dosare colori vivaci senza mai essere eccessivo e ci appare un immenso stilista, modaiolo, raffinato, prezioso.
Lo si può immaginare all’opera per chiostri e intento a miniare libri. Ci restano santi miniati su pergamene. Opere confermate da ricevute di pagamenti.
I suoi lavori muovono a commozione, toccano il cuore e ci cullano in melanconie dolci.
Non è un sentimentalismo affettato: piuttosto è l’espressione di un pensiero fiabesco, una visione del mondo che dondola tra realtà e leggenda, favola e naturalismo.
Gli uomini che vivono quei tempi lontani, sempre i grandi uomini, costruiscono da sé il loro mondo e quello di Michelino è un mondo incantato. La durezza del vivere viene annullata nei fondi d’oro, negli intrecci floreali, nei decori sontuosi di una bellezza incorrotta, incontestabile. Michelino gioca con le linee, impasta colori impalpabili, manifesta una precisione ingegneristica nei dettagli preziosi, nell’idealizzazione dei volti. Di lui si perdono le tracce dopo 1l 1455.

Miky la fleur, oriental mood

Miky la fleur is a storage cabinet in black brushed pine. A gigantic flower stem stirred by the gentle breeze stands out in the frontal panels. The glossy mixed media relief emerges from the body of the cabinet merging perfectly with the left frontal foot. The overpicturing technique creates effects of shining red and black dunes. The solid wood top is a handy tray divided in compartments of different sizes. AL & JO.

Overpicturing technique and mixed media.
Dimensions cm 45 x 125 x 102.
Made in Italy

Miky le fleur è un mobile contenitore in un pino nero spazzolato dalle forti venature. Il frontale è un’enorme gambo di fiore mosso dal vento, Un rilievo lucidissimo e materico si inerpica dal piedino anteriore sinistro per sbocciare nel frontale del pezzo. Il gesto pittorico ha creato dune rosse e nere, opache e brillanti. Interamente tinto a mano, Miky la Fleur ha il cappello costituito da un vassoio in legno massello a scomparti diversificati. Gli autori (AL & JO) hanno fatto in modo di non sacrificare la funzionalità d’uso all’elevata spinta estetica.
Cerniere a chiusura rallentata ed ammortizzata. Pomoli in vetro di Murano. Made in Italy.
Misure: cm 45 x 125 x 102, overpicturing technique and mixed media.
Dagli antichi kimoni

degli aristocratici giapponesi amati

da Tolouse-Lautrec, Klimt e Mucha.
Luccichii dorati di broccati bizantini.

Gambo di fiore, ombra di farfalla.

Flair d’oriente.
Tra shantung e taffetà,

volgi lo sguardo dove sorge il sole.

ps. AL&JO is an italian artistic team made up of creatives, designers ,cabinet makers,engineers in technology and wood working, as well as applied chemicals technology. The results is a collection of contemporary art furniture produced in a limited edition. Each piece possesses a high symbolic content which highlights characteristics of luxury goods, starting with the excellence in the making.

Albrecht Dürer, il bel tedesco

Albrecht Dürer (Norimberga 1471/1528) fu molto più di un pittore. Fu incisore, matematico e teorico d’arte. E fu veneziano. Di origini ungheresi, viene considerato il più importante esponente della pittura tedesca rinascimentale ma fu Venezia a renderlo tale. Terzo di diciotto di figli di un orefice detto Albrecht il Vecchio fu il solo, con il fratello Hans (che diventanne pittore alla corte di Sigismondo I di Polonia) ad avere una carriera artistica . Il giovane Dürer rivelò subito uno straordinario talento entrando tredicenne nella bottega del padre apprendendovi le tecniche di incisione sui metalli e coltivando il culto dei grandi maestri fiamminghi. Nel 1490 intraprese un lungo viaggio di studio, tornando a Norimberga per contrarre matrimonio secondo i voleri del padre. Norimberga, città importante e prospera, all’epoca era un centro per l’editoria e vari mestieri del lusso con forti legami con Venezia. Attratto dalla fama di centro culturale di cui la Serenissima godeva in tutta Europa, nell’estate del 1494 abbandonò la città tedesca colpita da un’epidemia di peste per soggiornare nella città lagunare.

A Venezia rimase affascinato dalle opere dei pittori contemporanei, dai temi mitologici trattati nei loro lavori, da Gentile Bellini e dai lavori del Mantegna. Qui, travolto dall’abbondanza di opere d’arte, dalla vivacità e il cosmopolitismo della città lagunare, apprese i principi dei metodi di costruzione prospettica e provò meraviglia per quotidiane espressioni dell’unicità veneziana, dalla foggia degli abiti delle donne veneziane, ai granchi, alle aragoste. Poco dopo il ritorno da Venezia, iniziò i disegni preparatori per la sua più impegnativa impresa: le quindici xilografie per l’Apocalisse di Giovanni, pubblicata nel 1498 in due edizioni, una in latino e l’altra in tedesco. Dürer progettò un grandioso formato verticale con poche composizioni molto grandi che pubblicò personalmente. Quindici xilografie in tutto. Il suo vasto corpo di lavoro include pale d’altare e opere religiose, numerosi ritratti e autoritratti e le incisioni in rame. Grazie ai suoi soggiorni veneziani, Dürer immise nell’arte tedesca i motivi classici del rinascimento. Con sorprendente velocità l’Apocalisse diffuse il nome di Dürer in tutta Europa. Da quel poco le commissioni dell’elettore di Sassonia Federico il Saggio spianarono la strada alla carriera pittorica di Dürer, che iniziò a dipingere vari ritratti per l’aristocrazia norimberghese.

Dal ghiaccio, giù fino a Porto Covo

Proseguendo nel progetto Minimal Master, AL & JO giunge a Porto Covo.

Infinite striature di resina azzurra e blu, celeste e indaco.

La resina extra-lucida, nella tipica lavorazione a sbalzo, crea dune e infossamenti.

Ne risulta una superficie dall’elevata profondità ottica, con una gradevolezza al tocco che invita

al contatto. Gambe e top in acciaio ne incorniciano la valenza decorativa.

L’interno, rifinito in ebano, è attraversato da un ripiano in vetro sorretto da 6 piccole colonne

in legno colorate in contrasto. Le ante a filo e le cerniere invisibili ne sottolineano la pulizia formale.

I pomoli sono in vetro di Murano.

 

Nella foto: Porto Covo, oval storage unit

cm 125 x 97 x 41

Willem Drost, troppo amato dagli dei.

Misterioso e troppo amato dagli dei che lo reclamarono a soli 25 anni, Willem Drost,  pittore barocco olandese giunge a Venezia per morirvi, lasciando attorno a se il mistero dei pochissimi dipinti attribuibili a lui con assoluta certezza. Attivo ad Amsterdam e Venezia, è stato per molti anni una delle figure più misteriose della cerchia degli allievi di Rembrandt.

Nato ad Amsterdam nel 1633, a 17 anni diventa allievo di Rembrant con il quale instaura un rapporto strettissimo e per il quale dipinge scene storiche, composizioni bibliche, ritratti e studi sulla simbologia di una figura solitaria.

A 22 anni lascia Amsterdam e si mette in viaggio per la penisola. Visita Roma dove collabora con Johann Carl Loth – un pittore tedesco che come lui ha la citta di San Marco come ultimo destino – e con il più giovane pittore di paesaggi e marine, Lieve Verschuier.

Tappa finale del viaggio italiano di Drost è la città incantata di Venezia, dove si stabilisce e muore dopo pochi anni, nel febbraio del 1659 a soli 25 anni.

Very Important Pig

Wilm Delvoye produces covers pigs with tattoos.
Daniel Lee dresses them like men.
McCarthy has created one in silicone.

He-pig breathes and it seems he is dreaming.
Pink Floyd’s pig does not fly any more,
but in Virginia there is a pig that paints.

The pig knows how to get by.
He, the Dr. is an experienced guy.

Storage in brushed pine wood.
It includes 4 Dr.
4 “Dr.” in different colours and storage unit “Nucleos” set on wheels.
cm 100 x 110 x 40

http://www.alandjo.biz/

La cometa di Fetti

Passato alle cronache come “il mantovano”, Domenico Fetti, romano di nascita (1589), inizia la sua formazione artistica con Lodovico Cardi detto Cigoli. Il romano Fetti, affascinato dall’opera del fiammingo Rubens, mette su bottega a Mantova con il padre e la sorella, entrambi pittori. Nella città dei Gonzaga lascia le sue opere più importanti. Fetti è un naturalista dai toni contrastati e dal segno pastoso e ricco, ispirato da Rubens e dal Caravaggio.

A 33 anni, a seguito di una rissa, fugge nella città di San Marco, fertile terra per spiriti liberi, come aveva già fatto Liss prima di lui. E’ il 1622, proprio quando a Venezia viene pubblicata la raccolta di un altro illustre mantovano;  “Hashrim asher lish’Iomo” del compositore Salomone Rossi detto l’ebreo.

L’anno seguente, quando il duca di Mantova Ferdinando Gonzaga, di cui è stato pittore di corte, si reca in visita a Venezia, Domenico Fetti muore giovane e malato, nella città che più di altre lo apprezza e dalla quale rimane sedotto non solo per le sue bellezze ma anche per il dolce scorrere del tempo quotidiano. Nato romano, illuminato dall’opera del grande fiammingo Rubens e morto veneziano. Così brucia la cometa rococò di Domenico Fetti tra il 1589  e il 1623.

Obsidian

Consolle in pino nero spazzolato di AL & JO.

Nero d’Etiopia, specchio fumante,

punta di freccia, devozione quotidiana.

Personalizzabile neil materiali e nella

dotazione o meno dell’impianto di illumiione a led.

Struttura in MDF.

Dimesnioni cm cm 160 x 78 x 50,

Overpicturing tecnique.

Limited edition – 10 pezzi

Niente a che vedere con la produzione di serie

Flux. Paradosso della prossimità.
Sembra un tipo chiuso ma è aperto ai lati e ha un oblò per guardarci dentro.
La simulazione elettronica blocca un sussurro come lontananza impossibile da colmare.

Flux. E’ l’armadio di AL & JO ad anta centrale con ai lati due scaffalature aperte.
Maniglia, cerniere e oblò in ottone cromato di derivazione nautica.
Dimensioni cm 128 x 42 x 209.
Overpicturing tecnique and mixed media.
Limited edition.

Liss, il tedesco di Venezia

Tra i molti che la Serenissima sedusse con la sua malia circuendoli ancor giovani e rinascendo della loro arte, vi fu anche Johann Liss che nacque tedesco attorno al 1596 ma morì veneziano nel 1630.  Figlio di una coppia di pittori, giunse nella città di San Marco intorno ai 25 anni, similmente a Domenico Fetti di cui ammirò, facendoli suoi, le colorazioni dense e brillanti.

La morte prematura limitò il numero dei suoi lavori, ma fu principalmente grazie a lui e a Bernardo Strozzi, che il 600 veneziano si risollevò, risplendendo nel segno del barocco. Allievo prediletto di Goltzius in quel di Amsterdam, lo studio delle opere di Rubens e dei grandi pittori veneti del Cinquecento completarono successivamente il suo stile. Viaggiò molto, visitando tra le altre, Parigi e Roma e stabilendosi infine a Venezia. Le pennellate larghe, i toni accesi e luminosi che caratterizzano i suoi lavori  specie in quelli più maturi, lo allontanarono dal realismo delle sue opere giovanili e gli conferirono una “veneticità” grazie alla quale ottenne una considerevole popolarità.

Il 600 decretò il tramonto della Spagna e l’affermarsi dei paesi del nord Europa. Nel 1620 l’Inghilterra edificò la sue prima colonia americana, la Svezia acquisì un ruolo egemone nel Baltico e l’Olanda un considerevole peso economico e commerciale. In questo quadro, attraverso l’opera di artisti come Liss e in virtù della sua immutata capacità di attrazione, Venezia attenuò gli effetti della sua calante forza commerciale con una rinnovata centralità artistica.

Nell’anno di elezione a doge di Nicolò Contarini, l’ennesima epidemia di peste portò con sé più del 30% della popolazione lagunare, tra cui anche Johann Liss. La fine di quella epidemia si festeggia ancora oggi con la Festa della Salute.