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Selvatico e romantico

Lino Selvatico nasce a Padova nel luglio del 1872 e muore a soli 52 anni, a Roncade, in provincia di Treviso, nel 1924. Con il fratello Luigi, di un anno più giovane e anch’egli pittore, è figlio di Riccardo Selvatico, prestigioso poeta e commediografo veneziano, nonché sindaco della città lagunare (è al padre Riccardo che si deve l’istituzione della Biennale di Venezia nel 1985).

Fu avviato agli studi in legge e ottenne il titolo di avvocato ma abbandonò presto i codici per dedicarsi alla pittura, sospinto in questo dagli insegnamenti di Cesare Laurenti e Ettore Tito.

Esordì alla Biennale di Venezia del 1899.  Affascinato dalla grazia e dall’eleganza  femminile si dedica quasi esclusivamente alla pittura dei ritratti, sostenuto da un segno romantico e idealista. Conformemente alla tendenza espressiva dei tempi e diversamente dagli antichi, più concentrati sulla figura e sulla posa dei personaggi, Lino Selvatico mostrò una straordinaria abilità nel far emergere, dai tratti del viso, da un luccichio improvviso dello sguardo del soggetto ritratto, le emozioni profonde dell’animo umano. Fu fra i pochi ritrattisti italiani a risultare uno squisito indagatore dell’anima, tanto da costruirsi la reputazione di eccellente pittore meditativo italiano. Il Selvatico ha congiunto l’amore e lo studio degli antichi alla ricerca del vero. Per lui, limitarsi ala riproduzione delle forme corporee, senza occuparsi della dimensione emotiva del modello, può essere eccellente copia, ma mai arte. Le sue sono creazioni commuovono per la loro soavità, figure eleganti, giovani fiorenti, armonie dolcissime e volti meditabondi, fondono eleganza e sentimento. Nel 1926, la Biennale gli dedicò un’esauriente retrospettiva.

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