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Paolo Veneziano. L’alba del mito

Paolo Veneziano (circa 1300-1365) è da considerarsi il capostipite della pittura veneta e uno dei primi artisti veneziani a lavorare come pittore di Stato.

La sua storia si intreccia in particolare con quella di Andrea Dandolo, giovanissimo Doge veneziano, primo Doge laureato, professore universitario di diritto e amico personale di Francesco Petrarca.

L’ancoraggio della città lagunare al mito di San Marco e la costruzione di una tipicità veneta, trova in Paolo Veneziano il suo primo cantore. La Serenissima primeggia nei commerci e nella diplomazia, stabilendo proficui e continuativi rapporti commerciali e culturali da Constantinopoli all’estremo oriente (Marco Polo, morto nel 1324, seguendo la via della seta, fu uno dei primi occidentali a spingersi fino in Cina).

Nonostante Giotto avesse operato a lungo nella vicina Padova, scarse sono le tracce di una sua influenza nell’opera dell’artista veneto. Il Veneziano crea un personalissimo stile che si sostanzia nella mirabile fusione tra influenze gotiche, temi bizantini, i colori luccicanti e i segreti costruttivi dei mosaici ravennati. In tal modo, per una città che vuole presentarsi non come una propaggine bizantina, bensì come potenza indipendente, lui principia l’alternativa veneziana al dominante segno di Giotto, ne delinea un’unicità stilistica irriducibile, un indirizzo artistico che si accompagnerà al secolare sviluppo della Repubblica di San Marco come uno tra i più importanti centri economici e artistici del mondo.

Paolo crea attraverso il  colore, ed è a lui che si deve il formarsi di un’arte veneziana. Tra le sue prime opere vi è il polittico con la Dormitio Virginis, del 1333, e la lunetta tombale del doge Francesco Dandolo, del 1339.

Nel corso degli anni le influenze gotiche  nei suoi dipinti divennero prominenti.

Poi, nel 1347, come nella Siena di Ambrogio Lorenzetti, anche Venezia subì l’abbraccio mortifero della peste. Attorno al 1300, quando in Europa solo Parigi poteva avvicinarsi ai 100.000 abitanti, Venezia, con tutta l’area lagunare,  superava abbondantemente i 120.000 abitanti. Nell’anno disgraziato del 1348 la peste decimò la popolazione veneziana: dall’autunno del 1347 alla primavera del 1348, il contagio ne portò con sé i tre quinti. Diversamente dalla città senese, per cui la peste segnò l’inizio del declino, e nonostante ci volessero due secoli perché il numero dei veneziani tornasse ad essere lo stesso del 1300, la peste nera non segnò la fine della repubblica lagunare. Analogamente, mentre a Siena il grande Lorenzetti moriva ucciso dalla peste, Paolo Veneziano sopravviveva al contagio, lontano da Venezia. Ritornato in città, nelle sue ultime opere, l’artista giunge ad una sintesi pittorica di grande effetto decorativo che, ancora una volta, corrisponde appieno alle tenaci aspirazioni politiche e auto-celebrative della Serenissima.

Paolo Veneziano, Vita di San Marco, 1345 – Basilica di San Marco, Venezia

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