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Orso Mastropiero

Il 40° Doge 1172-1192

La scelta dell’assemblea dei 40, selezionati dal Minor Cosiglio, dopo lo Ziani scelse un altro ricco commerciante il cui curriculum però vantava anche un ruolo nella vita pubblica veneziana in qualità di giudice e un passato di ambasciatore presso l’Impero Romano d’Oriente.

 

E furono proprio le sue precedenti attività che lo indussero a promuovere una revisione legislativa penale e un ammodernamento dell’intero apparato giuridico veneziano con l’istituzione del ruolo di procuratore della repubblica. Ne uscirono istituzioni rafforzate ma più severe sul versante finanziario che verso i reati alla persona.

In politica estera alternò secondo giusta convenienza la posizione di Venezia

nei riguardi di Bisanzio. Alla morte del Commeno Bisanzio precipitò nel caos. Il nuovo imperatore Alessio II aveva solo 10 anni non poté impedire che in città si scatenassero tumulti contro i veneziani, pisani e genovesi, additati per la loro potenza economica e i loro privilegi, i principali responsabili delle difficoltà dell’impero.  Solo con il nuovo imperatore Isacco Angelo, Venezia riuscì a ristabilire un clima collaborativo. Il vecchio doge non riuscì mai a riprendersi la Dalmazia finita sotto il tallone ungherese e quando il sultano egiziano Saladino riconquista Gerusalemme rendendo inevitabile la III crociata, il doge limita l’impegno del leone marciano  allo stretto necessario.

Quando poi tutto si complica con l’imperatore Enrico VI che reclama a sé il regno di Sicilia, l’acuirsi della concorrenza pisana e genovese a Bisanzio e continui atti di pirateria intercomunali che rendono problematici i commerci, Mastropiero getta la spugna. Come il suo predecessore, nel 1192 abdica al ruolo per ritirarsi in monastero e morirvi poco dopo.

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