maggio: 2017
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Michelino da Besozzo, la realtà sospesa

Nel primo quattrocento, a Venezia il gotico internazionale fiorisce sinuoso all’interno di un’estetica figurativa di matrice bizantina. La città si consolida come punto di riferimento per le arti e la bellezza e, tra mille altri, approda alla città lagunare anche Michelino da Besozzo.
L’artista nato attorno al 1370, lavorò in prevalenza nelle città di Milano, Pavia e naturalmente Venezia verso il 1410. Nel Veneto ci resterà per oltre 15 anni, gli anni della sua piena maturità artistica.
Di lui ci sono arrivate scarse notizie e poche opere, se non che era un pittore e miniatore celebre tanto da essere ricordato fin negli Annali della Fabbrica del Duomo di Milano. Tutto ciò in un tempo in cui la miniatura indicava lo stile.
Le sue opere hanno il suono di codici disseminati di segreti: l’Elogio funebre di Gian Galeazzo, il Libro d’Ore, il Libro degli Anacoreti, il codice Cornaro (con altri. Per lui sono le Epistole di san Gerolamo). Del giovane pittore da Besozzo, restano due affreschi: crocifissioni, santi e devoti e nozze mistiche. Elegante come pochi, sa dosare colori vivaci senza mai essere eccessivo e ci appare un immenso stilista, modaiolo, raffinato, prezioso.
Lo si può immaginare all’opera per chiostri e intento a miniare libri. Ci restano santi miniati su pergamene. Opere confermate da ricevute di pagamenti.
I suoi lavori muovono a commozione, toccano il cuore e ci cullano in melanconie dolci.
Non è un sentimentalismo affettato: piuttosto è l’espressione di un pensiero fiabesco, una visione del mondo che dondola tra realtà e leggenda, favola e naturalismo.
Gli uomini che vivono quei tempi lontani, sempre i grandi uomini, costruiscono da sé il loro mondo e quello di Michelino è un mondo incantato. La durezza del vivere viene annullata nei fondi d’oro, negli intrecci floreali, nei decori sontuosi di una bellezza incorrotta, incontestabile. Michelino gioca con le linee, impasta colori impalpabili, manifesta una precisione ingegneristica nei dettagli preziosi, nell’idealizzazione dei volti. Di lui si perdono le tracce dopo 1l 1455.

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