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Maurizio Galbaio

Il 7° Doge

764-787
Dopo il troppo Monegario il poco Galbaio. Da Malomocco si torna a Eraclea, contadino pro-Bisanzio e insofferente alle pretese papali. Ottimo amministratore, Bisanzio gli riconobbe titolo di Ipato e gli procurò il ringhio longobardo che da battaglia per terra e mare. L’alleanza veneto-bizantina perde Ravenna, i veneziani vengono cacciati dalla città ma all’interno dell’alleanza il peso veneziano cresce. In barba alle voglie di Carlomagno che si autoproclama di tutto e di più e alle voglie pontificie, Galbaio muore di vecchiaia nel suo letto. Visti i precedenti è un passo avanti. E’ da considerarsi uno dei più importanti Dogi della città lagunare. E’ con lui infatti che si apre la strada alla primazia veneziana in Europa e all’indipendenza politica.
Sotto il suo dogato infatti, Venezia conosce una costante espansione. Abile politico creò le condizioni perché il figlio Giovanni potesse succederli alla carica dogale.

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