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La cometa di Fetti

Passato alle cronache come “il mantovano”, Domenico Fetti, romano di nascita (1589), inizia la sua formazione artistica con Lodovico Cardi detto Cigoli. Il romano Fetti, affascinato dall’opera del fiammingo Rubens, mette su bottega a Mantova con il padre e la sorella, entrambi pittori. Nella città dei Gonzaga lascia le sue opere più importanti. Fetti è un naturalista dai toni contrastati e dal segno pastoso e ricco, ispirato da Rubens e dal Caravaggio.

A 33 anni, a seguito di una rissa, fugge nella città di San Marco, fertile terra per spiriti liberi, come aveva già fatto Liss prima di lui. E’ il 1622, proprio quando a Venezia viene pubblicata la raccolta di un altro illustre mantovano;  “Hashrim asher lish’Iomo” del compositore Salomone Rossi detto l’ebreo.

L’anno seguente, quando il duca di Mantova Ferdinando Gonzaga, di cui è stato pittore di corte, si reca in visita a Venezia, Domenico Fetti muore giovane e malato, nella città che più di altre lo apprezza e dalla quale rimane sedotto non solo per le sue bellezze ma anche per il dolce scorrere del tempo quotidiano. Nato romano, illuminato dall’opera del grande fiammingo Rubens e morto veneziano. Così brucia la cometa rococò di Domenico Fetti tra il 1589  e il 1623.

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