agosto: 2017
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Gentile da Fabriano 2 – L’Adorazione dei Magi

adorazione Tempera su tavola (203×282 cm) con cornice scolpita in legno dorato, datato nell’anno 1423. Si trova agli Uffizi di Firenze

Gentile mette piede in Firenze e subito gli viene commissionata l’opera dal ricco mercante Palla Strozzi. Ci lavora 3 anni, intasca 150 fiorini che merita tutti dal primo all’ultimo. Ne esce un assemblaggio mirabile. Una fusione di realtà e fantasia straripante. Gentile da Fabriano è un genio e quella che mette in scena è una fiaba sospesa fuori dal tempo, frutto di una tecnica eccelsa che contempla pittura, oreficeria e altro ancora. L’artista dà vita a un susseguirsi di eventi che hanno il loro apice nel giungere innanzi a Gesù bambino di una sontuosa sfilata di eleganti aristocratici. Questo sovrapporsi festoso e vitale di uomini e animali (c’è un folto gruppo di cavalli, 2 leopardi, un levriero, un dromedario, due scimmiette, un falcone e altri uccelli) è reso in assenza di prospettiva. Gli attori principali, i tre Magi, sono rappresentati nelle tre età dell’uomo: gioventù, maturità e vecchiaia (chi non ricorda Klimt con il suo “Le tre età della donna”, olio su tela del 1905). E’, quello di Gentile, un mondo lontano dall’elucubrazione psicologia che santifica il – dipingiamo qualsiasi cosa pur che sia dolorosa e sbilenca – tipica dei tempi moderni. Fortuna loro, i tre Magi sono personaggi consapevoli di sé e del loro ruolo nel mondo. profilo

In altre parole il giovane non è un dannato, quello di mezza età non è un giovanilista patetico e il vecchio non è un dolorante pensionato. Al contrario, tutti e tre, sanno assaporare con naturalezza le meraviglie della vita e degli anni. I loro vestiti sono sfarzosi, arabescati, ornati con broccati d’oro e accompagnati con berretti sfavillanti e cinture con borchie preziose. Effetti ottenuti a rilievo tramite punzonature e applicazioni di inerti rivestiti d’oro e pigmenti. Quando poi,  spaziando per il quadro, l’occhio di chi guarda riesce a sottrarsi, all’elegante armonia della scena principale, può posarsi su innumerevoli dettagli naturalistici e di costume. Ha talmente da dire Gentile, che il suo intervento non  finisce con la tavola ma irrompe in una minuziosa decorazione floreale dei pilastri traforati che contengono l’opera.

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