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Color field painting – 5

Ad Reinhardt giunge un po’ tardi alla sua matura definizione, che coincide con la serie dei cosiddetti quadri neri, le cui prime realizzazioni risalgono al 1952.

Egli usa il colore nero su nero per rendere “invisibile” la forma semplice – spesso una croce – dipinta nello stesso colore, ma con un andamento ortogonale delle pennellate in modo da renderla non visibile mapercepibile: Reinhardt vuole rendere lenta e quasi indifferente la percezione, vuole un approccio reiterato, continuato con l’opera, che deve cercare di raggiungere l’idea di assoluto contro ogni espressività, considerata da lui nociva.

I suoi quadri risultano dunque aver raggiunto il polo opposto dell’Espressionismo, pur essendo partiti da intenzioni comuni a coloro che avrebbero fatto del Nuovo Espressionismo la loro bandiera. Non solo: Reinhardt ricusa anche ogni emotività, sia nel realizzare l’opera che nel fruirne; non basta infatti rifuggire dalle proprie emozioni, ma si debbono evitare anche le emozioni collettive, così come ogni richiamo al mito e al mistero (volgendo così le spalle agli iniziali intenti della corrente): il quadro è un oggetto, è semplicemente ciò che si vede e si percepisce, e non c’è nulla, per Reinhardt, al di là o al di qua di questo.

Oggetto. Puro oggetto.

Questa pittura essenziale, minima, che avrà grande seguito nel decennio successivo, affascina anche il giovanissimo Frank Stella che, alla fine degli anni cinquanta, si muove su queste idee, e ne accentua, se possibile, il concetto di opera come oggetto: il quadro è diventato un’entità fisica e, in questo modo, ha perduto finalmente ogni residuo di rappresentatività.

Tratto da ilcassetto.forumcommunity

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