maggio: 2017
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Color field painting – 4

Verso la metà degli anni cinquanta, Barnett Newman è noto soprattutto come scrittore e curatore di mostre.
Figlio di immigrati russi, negli anni trenta dipinge le sue prime opere in stile espressionista, ma le distrugge perché deluso dai risultati. Avvicinatosi in seguito al Surrealismo, entra in contatto con altri artisti di New York, tra i quali Mark Rothko.

Grazie a queste amicizie, Newman entra a far parte dell’avanguardia newyorkese, sviluppando uno stile basato sul colore, collocato dalla critica nella corrente dell’Espressionismo astratto definita, appunto,Color Field Painting.

Lo stile di Newman, attratto fin dall’inizio della sua carriera dall’arte primitiva, è caratterizzato da zone di colore separate verticalmente da linee, che creano rapporti armonici all’interno di un sottile equilibrio e che tendono a dilatare lo spazio oltre i confini della tela.
E’ intorno al 1946 che in numerosi quadri compare una banda verticale definita dall’autore zip(cerniera) che divide, ma nello stesso tempo unisce, le varie parti del dipinto.

Nel 1948 esegue Conciliazione I, un dipinto che l’artista definisce un punto di svolta nel suo percorso creativo, l’inizio della sua nuova esistenza. “Capii di aver realizzato un prodotto il cui contenuto mi toccava profondamente e che credo rappresenti l’inizio dell’evoluzione che mi ha portato a essere ciò che sono ora”.
Successivamente la forma viene ridotta ulteriormente e i colori puri sono stesi in modo uniforme su tele di grande formato, occasionalmente attraversate da linee contrapposte. Queste opere rigorose ed essenziali, liriche e metaforiche, sono ricollegabili all’astrazione di Piet Mondrian.

Per molti anni le opere di Newman vengono duramente avversate dalla critica. Solo alla fine della sua vita inizia ad essere apprezzato come artista e viene riconosciuto il valore assoluto della sua pittura, il significato di un’arte scaturita dall’idea pura, primigenia. Un’arte che s’impone come atto estetico libero da qualsiasi soluzione formale o di contenuto.

Nel suo quadro più famoso, Vir Heroicus Sublimis, Barnett Newman mette in scena tutto il suo alfabeto e la sua sintassi: è una tela orizzontale, quasi interamente dipinta di rosso vermiglio, con l’eccezione di cinque minuscole strisce verticali, sempre presenti – come detto – nelle sue scarsissime opere.
La dimensione della tela, per l’epoca gigantesca (misura quasi sei metri di lunghezza), impedisce all’occhio di percepirla in un colpo solo; costringe anzi lo spettatore a una sorta d’immersione nel rosso, sbilanciando così ogni riferimento spaziale.
L’osservatore entra così in “un’avventura in un mondo sconosciuto, che può essere esplorato solo da chi è disposto a correre dei rischi”, come ricorda anche l’aulico titolo dell’opera.

Tratto da ilcassetto.forumcommunity

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