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Color field painting – 3

L’arte di Mark Rothko ha suscitato reazioni opposte da quando la sua opera ha conquistato un’attenzione significativa, all’inizio degli anni ’50.
Da una parte una venerazione simile a un culto, un ardore da parte degli appassionati che va oltre l’entusiasmo tipico per l’arte. Dall’altra un rifiuto quasi derisorio, un risentimento profondo per un pittore che ha osato presentare opere così “semplici”.

Rothko iniziò e concluse la sua carriera con il desiderio di esprimere la condizione umana attraverso le sue opere.
Questo può non risultare immediatamente evidente nei suoi dipinti, che presentano vaste campiture di colore saturo, mirabilmente abbinate. Tuttavia, lui sosteneva di essere interessato al dramma umano, non all’esecuzione di un’opera decorativa, né ai rapporti di colore e spazio o alla bellezza in sé. Condivideva pienamente l’idea che l’arte abbia il potere di coinvolgere profondamente coloro che si relazionano ad essa.

Ai suoi esordi (all’incirca tra il 1925 e il 1937), Rothko perseguì questo obiettivo dipingendo scene urbane, figure che si dibattono all’interno dei confini sociali, culturali ed economici della città americana.
Tra il 1937 e il 1940 l’artista si mise alla ricerca di un nuovo linguaggio, esplicitamente più universale, e si rivolse al surrealismo. Abbracciò questa poetica perché riteneva che gli consentisse di entrare in relazione con elementi primari appartenenti a ogni essere umano: il mondo dei sogni cui tutti hanno accesso. Scegliendo soggetti mitici, egli sperava anche che il suo vocabolario potesse essere compreso da tutti.

Alla fine Rothko scelse di abbandonare del tutto il figurativismo, passando all’astrazione pura nel corso del 1945.
Nel 1949 prese pienamente forma il suo caratteristico stile, costituito da due o tre rettangoli di colore fluttuanti su uno sfondo colorato. Eliminando tutte le figure riconoscibili, l’artista cercava di comunicare a un livello più elementare, per fare appello direttamente alle emozioni. Questo, a suo parere, costituiva un linguaggio veramente universale, un modo di parlare a ciò che c’è di più essenzialmente umano, senza l’interferenza di referenti culturali e convenzioni sociali.

Si trattava di un cambiamento rischioso ed è questa, probabilmente, la ragione principale per la quale la sua opera è così riverita, da un lato, e così incompresa dall’altro.
Per chi è capace di interagire con un dipinto su questo piano grezzo e viscerale l’esperienza può essere profondamente gratificante. Con chi ha imparato a vedere l’arte secondo determinate norme culturali, con chi desidera qualcosa di più esplicitamente narrativo nell’opera che vede, con chi è emotivamente troppo controllato per intraprendere il viaggio suggerito, o con chi si trova semplicemente su una pagina emotiva diversa da una certa opera in un certo giorno, il tentativo di comunicazione di Rothko è destinato a fallire.
Le opere appariranno a costoro soltanto graziose, o vuote, se non addirittura stupide nel loro accostamento di grandiosità e semplicità.

Tratto da ilcassetto.forumcommunity

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