AlandJo

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Museo del Novecento: un museo dentro la città

Museo Novecento Arengario MilanoParliamo un po’ di architettura: e in particolare del progetto del Gruppo Rota di Museo del Novecento negli spazi dell’Arengario a Milano.

Il progetto di Italo Rota, e dei suoi collaboratori Fabio Fornasari, Emmanuele Auxilia, Paolo Montanari e Alessandro Perdetti, non è semplicemente un progetto di design architettonico sussidiario alla valorizzazione delle collezioni pittoriche che saranno ospitate nel palazzo storico in pieno centro di Milano – e si tratta di una collezione tutta da non perdere, che ripercorre pressoché tutta l’arte milanese del ’900.

Il progetto Rota vuole essere un vero e proprio percorso dal forte impatto visivo e dalla fruizione originale: basti solo dire che sarebbe previsto, non è ancora certo, che il visitatore, una volta giunto alla fine del percorso lungo la storia artistica della Milano novecentesca, debba ripercorrere al contrario il percorso appena compiuto: quasi un invito a fermarsi un attimo, a riflettere su quanto visto, a rivedere opere prima appena sfiorate.

Il progetto di Rota, che punta perciò non solo all’organizzazione di un’ingente collezione ma soprattutto alla sua fruizione, non si ferma qui: un particolare non da poco è che il percorso inizierebbe direttamente dalla metropolitana con prima tappa la Torre dell’Arengario. Il fatto di voler far iniziare la visita dalla metropolitana significa voler fare del Museo del Novecento un museo direttamente, e fisicamente, coinvolto nella realtà urbana e cittadina.

Gli spazi interessati agli allestimenti non riguardano poi solo quelli dell’Arengario, perché il progetto Rota ha previsto un corpo triangolare interstiziale tra l’Arengario e Palazzo Reale con sette salette monografiche. I due più importanti palazzi storici di Piazza Duomo sono quindi idealmente collegati.

Ma, nella prospettiva di un Museo proiettato verso l’intera piazza, la soluzione forse più interessante è quella che riguarda Neon, del 1951, proprietà della Fondazione Fontana, che verrebbe posto davanti alle finestre, per cui visibile a chiunque, basta che si trovi in Piazza Duomo.

Ultimo dettaglio: le parti di collezione non esposte (le opere sono numerosissime, per cui esposte a rotazione) saranno però fruibili “a distanza”, dalle vetrine in Via Marconi.

Questo 6 dicembre ci sarà l’inaugurazione pomposa e ufficiale: speriamo che Museo del Novecento sia davvero il “museo-città” del progetto di Italo Rota.

A Ca’ Giustinian c’è la bottega del design

Mario Nanni Lab/Shop Ca' Giustinian Biennale VeneziaEntro il 2011 qualche fortunato designer, architetto o artista tornerà indietro nel tempo: a sua disposizione un atelier old-fashioned di 300 metri quadrati (per ora sono disponibili solo 180, ma i lavori proseguono), presso Ca’ Giustinian, Biennale di Venezia, uno spazio luminoso (non poteva essere altrimenti, il progetto è di Mario Nanni) e speriamo accogliente, con la pareti lasciate al grezzo e grandi tavoli in legno di betulla.

Qui, secondo l’idea di Nanni, i designers e gli architetti appena usciti da scuola, potranno essere veri bottegai: ovvero artisti che siano anche artigiani, che non perdano il contatto con la progettazione intesa come manualità. E il lavoro come lavoro pratico: “è la voglia di sporcarsi le mani lavorando che fa la differenza” ci dice Nanni, il design è praticità perché progetta e realizza “oggetti capaci di agevolare azioni, pensieri e sensazioni”.

Il Lab/Shop di Ca’ Giustinian vuole essere questo: una bottega con i suoi capimastro e i suoi garzoni, per offrire agli studenti di design e architettura una formazione complementare a quella accademica, spesso troppo lontana da tutto ciò che è manuale e artigianale.

E comunque credo che tutti i nostri futuri designers e architetti non vorranno perdere l’opportunità di sporcarsi le mani nella bottega di Mario Nanni.