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Archivi per la categoria ‘I Dogi’

Il 18° Doge. Orso II° Partecipazio

 

 

Il 18° Doge 912-932

Otto mesi di dalla morte del Doge Tribuno, viene eletto un altro Partecipazio nel nome di Orso II°. Otto mesi che danno conto di un forte scontro tra famiglie e interessi contrapposti e si risolsero probabilmente nell’elezione di una personalità debole e rinunciataria come il nomignolo affibbiatogli (paureta). Ciò nonostante il voto popolare elesse con Orso un uomo compassionevole e colto che proseguì la politica del perseguimento delle buone relazioni con i 2 imperi e della preminenza della via diplomatica propria dei predecessori. Questo atteggiamento consentì a Venezia di vedersi confermare dai nuovi re italici gli usuali privilegi e la definitiva concessione a battere moneta. Non portato a prese di posizione decise, preferì la via della trattativa anche nel caso del rapimento del figlio Pietro ad opera del duca Michele di Croazia con la complicità del re Simeone di Bulgaria. Un dogado di consolidamento istituzionale lungo 20 anni che terminò con il volontario ritiro a vita monacale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il 17° Doge – Pietro Tribuno – 888-911

Realizzatasi la grande riforma, il nuovo impianto dei diritti elesse nell’l889 Pietro Tribuno alla carica di Doge di Venezia, il primo Doge a trarre il suo potere dal voto popolare, diritto che a Venezia non sarà mai più messo in discussione. Per il resto, il Tribuno proseguì nella politica di buon vicinato con i 2 grandi imperi del tempo vedendosi riconfermati gli usuali privilegi e garantendo alla città una forte crescita economica. Tanta serenità fu però messa a dura prova dall’invasione ungara che non si accontentava di periodiche scorribande nella penisola italica ma puntava dritta al cuore di Venezia. Pietro Tribuno fu abile a predisporre difese e a sconfiggere duramente l’orda magiara ormai a ridosso di Rialto. Le fortificazioni e la grande prova militare dei veneziani mise così il sigillo alla struttura fisico-statuale della città lagunare legittimando a livello internazionale le sue aspirazioni politiche e commerciali. Morì nel 912.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il 16° Doge – Pietro Candiano


Il 16° Doge (887 – 887)
Il dogado di Petro Candiano, il primo dei Candiano, in soli cinque mesi finì nel peggiore dei modi. Ucciso in battaglia dai pirati dalmati. Fu il primo dei dogi a morire con le armi in pugno per conto di Venezia.
Eletto doge a furor di popolo, ebbe poco tempo e poca fortuna.
Il giovane Candiano fu acclamato a gran voce dal popolo, legittimato dal vecchio doge Giovanni Partecipazio, malato ma ancora in vita e investito alla suprema carica lo stesso giorno dell’abdicazione del Partecipazio.
Questo fu un fatto rivoluzionario e altrettanto rivoluzionario fu il fatto che l’ex doge, alla morte del Candiano, lasciasse che il popolo scegliesse da sé il nuovo doge. Da questo momento in poi, il popolo non è più un semplice spettatore ma acquista il diritto di eleggere il suo doge e di esprimersi nei momenti salienti della vita pubblica della città lagunare.
Proprietari terrieri originari di Eraclea, i Candiano erano relativamente nuovi nella scena politica veneziana, in perfetta sintonia con il forte sviluppo sociale ed economico che benediceva la Venezia del periodo e trassero il proprio successo proprio sul consenso popolare.
La morte improvvisa impedì al doge di incidere nella politica interna, mentre sul fronte estero si era già imposto di combattere ferocemente i pirati Slavi che infestavano le coste dalmate indicando così la priorità della bonifica della costa adriatica orientale al fine di garantire la serenità dei traffici commerciali veneziani.
E fu proprio in occasione della seconda spedizione contro i pirati che trovò la morte il 18 settembre. Quando fu eletto, e quando morì, Pietro Candiano aveva solo 45 anni.

 

 

 

 

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Il 15° doge. Giovanni II° Partecipazio


Il 15° doge 881-887

La saga dei Partecipazio continua con Giovanni II° Partecipazio che da co-reggente diventa pacificamente doge alla morte del padre. Anch’egli primeggiò in quanto a nepotismo e solo una salute altalenante non gli consentì di perpetuare un Partecipazio al vertice del ducato. Con un Adriatico non ancora sicuro sul versante slavo, Giovanni spostò le sue attenzioni sul versante italico. Per questo, puntò inutilmente ad annettersi Comacchio sottraendola al papa. Rimediò a un’inconsistente politica estera con l’esenzione dai dazi che ottenne dall’imperatore Carlo il Grosso. Sul fronte interno, l’assenza di grandi crisi internazionali, portò alla ribalta i destini e i bisogni della popolazione e questo diede vita a una rumorosa vivacità politica. Capitò così che il doge Giovanni ebbe la sorte di assistere a manifestazioni che lo invitavano ad andarsene acclamando Pietro Candiano come suo successore. Nel giro di 6 anni, La salute malferma lo costrinse ad abdicare definitivamente alla carica dogale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il 14° Doge. Orso I° Partecipazio

 

 

 

Il 14° doge 864-881

Nipote dell’ex doge Angelo, nell’864 venne acclamato come 14° doge Orso I° Partecipazio.
Il nuovo doge continuò con maggior fortuna la lotta contro i pirati slavi ed i saraceni. Fu abile nello sfruttare il potenziamento della flotta veneziana avviata dall’ex doge Tradonico e abilissimo nelle alleanze con Ludovico II° e l’imperatore d’oriente Basilio il Macedone; legami particolarmente solidi con quest’ultimo, grazie al suo matrimonio con una mipote dell’imperatore bizantino. Grazie alla notevole considerazione internazionale di cui godette riuscì, in patria, a far prevalere i diritti del governo sulle questioni ecclesiastiche, nonché ad assegnare al figlio Giovanni la co-reggenza. Eletto in tempi di forte conflittualità sociale, deliberò inoltre riforme in campo amministrativo e giudiziario che completarono la sua azione legislativa dando al ducato una più solida e partecipata struttura di governo e ponendo un argine all’ingerenza della Chiesa stabilendo una netta separazione tra le funzioni ecclesiastiche e quelle civili. Morì per cause naturali nell’anno 881.

 

 

 

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13. Pietro Tradonico

 

 

Il 13° doge 836-864
Deposto il doge Parecipazio, alla carica dogale fu eletto il nobile di origini istriane Petro Tradonico. Dotato di un carattere fortemente autoritario, si trovò ad esercitare il proprio mandato in un contesto segnato esternamente dalla montante aggressività della pirateria slava e saracena e all’interno da una violenta faziosità partitica. Senza indgugio, Tradonico dette battaglia ai saraceni che avevano occupato Bari e Taranto minacciando le linee commerciali venete con Bisanzio. La lotta ai pirati, segnata da sostanziali sconfitte militari, caratterizzò la prima decade del suo dogato. La consapevolezza della necessità per Venezia di controllare le vie commerciali marittime convinse Tradonico a potenziare la flotta militare veneta. Nonostante però le sconfitte sui mari, l’ostinazione guerresca di Tradonico gli consentì di ottenere non indifferenti successi diplomatici sia sul versante orientale che occidentale. Fu così che Venezia si vide riconosciuta dall’imperatore Lotario come ducato con una precisa definizione dei propri possedimenti lagunari e in terraferma. Il sigillo sulla produttiva politica estera di Tradonico viene messo con la visita a Venezia del nuovo imperatore d’Occidente Ludovico e della consorte Engilberga nell’863. Nel corso del suo dogato, Venezia andò via via rafforzando la propria indipendenza al punto che le monete dello stato lagunare smisero di riportare il nome dell’imperatore d’Occidente sostituendolo con Criste salva Venecias. Vittima di mai sedate lotte partitiche, Tradonico terminò i suoi giorni da doge, il 13 settembre dell’anno 864, pugnalato all’uscita di una messa dedicata a San Zaccaria.

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Giovanni I° Partecipazio il 12° Doge

 

Il 12° Doge. 829 – 836

Anche per Giovanni Partecipazio non c’è alcuna votazione. La sua nomina si deve alla gestione dinastica del potere da parte del padre, il doge Angelo Partecipazio prima e del fratello Giustiniano poi.
Un dogato imposto con la forza che alimenta però il malcontento e lo espone a un’infinita serie di cospirazioni.
Il suo posto è reclamato dal vecchio doge Obelerio Antenoreo, fuggito dall’esilio di Costantinopoli.
Liberatosi dell’ex doge è però costretto alla fuga da una rivolta di nobili capitanati dal tribuno Caroso, vicino alla sua famiglia e per questo insospettabile.
Si riorganizza al riparo dell’appoggio di Lotario, re dei Franchi e quindi marcia sul palazzo ducale, acceca il rivale e si riprende il trono. Non fa in tempo a consacracare la basilica di San Marco che prende corpo l’ennesima rivolta capeggiata questa volta dai Mastalici. E questa volta gli andò male.
Non così male come i suoi primi avversari visto che i Mastalici si accontentarono di tosarlo di barba e capelli come un chierico e confinarlo, in questa nuova veste, nella vicina Grado.

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L’11° Doge. 827-829. Giustiniano Partecipazio

Figlio di Angnelo e già attivo nel ruolo di co-doge per volere del padre da molti anni, arrivò alla carica senza elezione ma già vecchio. Fu assolutamente contiguo al padre nel proseguire la politica filo bizantina del dogato.
A lui si deve l’inizio a Venezia del culto dell’evangelista s. Marco, avendone lui orchestrato la trafugazione delle reliquie da Alessandria d’Egitto avvenuta per mano di di due mercanti veneziani.
Vecchio e privo di eredi rafforzò il prestigio internazionale della città lagunare affiancando l’impero d’Oriente nella guerra contro i Saraceni in Scilia.
San Marco divenne nuovo patrono della città e dello Stato, a fianco del bizantino San Teodoro.
Prima di morire richiamò il fratello Giovanni da Costantinopoli per nominarlo co-Dux e potergli trasmettere la carica.

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Villa Valmarana, Mira-Ve


Mira, Venezia.

La Barchessa e’ cio’ che resta della settecentesca Villa Valmarana, un complesso edificio costituito dal corpo padronale ai cui lati si sviluppano due barchesse. Nell’ultimo secolo della Serenissima, la villa diventa un eccezionale sito per gigantesche feste all’insegna dell’ostentazione e del lusso. Allo scopo le Barchesse della Villa vennero per questo trasformate in ricche foresterie. In seguito, quello che non è non è riuscito alla forza distruttrice del tempo è riuscito alla forza distruttrice di una eccessiva tassazione. Fu così che alla fine del secolo scorso, la famiglia Valmarana ha abbattuto il corpo principale della villa per non pagare le tasse sul lusso.  Ecco il motivo per cui sono rimaste solo la due barchesse che, utilizzate all’origine come depositi agricoli e rimesse per barche non erano state classificate come edifici di lusso.

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Il X° Doge Angelo Partecipazio, 811 – 827


Il 10° Doge.

Ricco e potente, Angelo Partecipazio aveva accumulato possedimenti terreni e commerciali in quantità considerevoli. Trasferitosi a Rivoalto da Eraclea era impegnato come tribuno nella vita politica veneziana. Dopo il conflitto vinto dal piccolo stato dogale contro il re franco Pipino, Carlomagno aveva rinunciato alle sue pretese sui territori del ducato e i legami tra la città sull’acqua e Bisanzio andarono rafforzandosi in parallelo con il conseguente indebolimento del Doge filo-franco Obelerio. E’ in questo quadro che matura la deposizione di Obelerio e l’elezione a doge di Angelo Pancrazio. I veneziani avevano vinto la guerra ma erano ormai ridotti in rovina e il nuovo doge avvio si inventa subito subito un piano di sviluppo per la città di Rivoalto dando il via alla costituzione della città di Venezia così come la conosciamo ancora oggi. Crea uffici per il governo del territorio, per la bonifica e l’urbanistica. Partecipazio ricostruisce Torcello, Burano e Eraclea. Sorge il nuovo Palazzo Ducale e viene coniata la prima moneta veneziana. Partecipazio non smette di ricercare però anche benefici per la propria famiglia e allo scopo cerca di rendere ereditaria la carica dogale. La manovra gli riesce, pur ridimensionata dall’affiancamento di 2 tribuni. Navigò abilmente tra inevitabili discordie e rimediò in tempo alle trame ordite contro di lui dal solito patriarca di Grado Fortunato. Finì i suoi giorni per morte naturale nell’827 e fu sepolto nella cappella dell’abbazia di Sant’Ilario.

 

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