AlandJo

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Sagome

Aperto

Buon 2012

Il bello è lo splendore del vero.

Cielo in resina celeste su spiaggia verde acqua. AL & JO

Sferzato dal vento cresco come gli alberi più belli

Alban Eiler, equinozio di primavera,

è necessità, pacificazione e risveglio

di un giorno e una notte lunghi uguale.

 

Alban Eiler by AL & JO

Mobile contenitore. Si compone di 2 cassetti e 3 ante.

Struttura d’appoggio con verniciatura “car finish”.

Ripiani in vetro. Pomoli in vetro di Murano.

Overpicturing tecnique and mixed media.

Dimensioni cm 107 x 187 x 37

Bottega artigiana contemporanea

 

When craft knowledge combines design in limited edition, it originates incomparable and functional works of art .

Unique objects which speak their own personality, artefacts that unveil the alluring side and cultural references of their owner.

In Al & Jo we make bespoke pieces of furniture and collections comprising a very limited number of exemplars.

Pieces which catch your eye and draw admiration, but at the same time are perfectly suitable to being used in everyday life.

They interpret the rare balance between beauty and functionality AL & JO  works  are among those privileges whose value come from their capacity to be significant.

 

Attorniati da masse soffocanti di consimili uniformi e annoiati, la ricerca della distinzione si fa necessità.

Dalla contaminazione tra vecchi saperi artigiani e visioni contemporanee, in AL & JO prendono forma oggetti trasmittenti valori che trascendono la loro funzione: sono mobili come pezzi unici, realizzati su commissione e collezioni in edizioni limitatissime.

Sono pezzi da ammirare e usare quotidianamente con naturalezza, che evidenziano in primis, la cifra seduttiva del committente e i suoi riferimenti culturali.

 

 

Classic Piet

 

Classic Piet è il mobile ad uso bar o contenitore di AL & JO, evidente tributo a una celebre opera di Piet Mondrian. Per Mondrian l’unico modo per giungere all’espressione della realtà pura era l’astrazione. La sua era la ricerca della realtà come costante, del perfetto equilibrio tra forma e spazio, nel tentativo di dare un senso ordinato, logico, lineare a una realtà che non ha senso.

Il pezzo, segue una precisa composizione di linee verticali e orizzontali.  Ne scaturiscono 4 ante e 4 cassetti di dimensioni diverse che determinano un insieme di armonia e funzionalità inatteso.

ps. Al & Jo è un network italiano che riunisce design, artisti e mobilieri ebanisti. A partire dal 2008, il network ha avviato una sistematica ricerca di soluzioni creative innovative e coerenti processi operativi per il sistema arredo. L’approdo è consistito nella realizzazione  di propri formulati a base di resina, totalmente liberi da solventi tossici e impiegabili nella realizzazione di mobili d’alta gamma.

Tutte le creazioni, in massima parte edizioni limitate e pezzi unici, non sono ingegnerizzabili in una produzione seriale ma al contrario, possiedono caratteristiche proprie dei prodotti di lusso a partire dall’eccellenza della realizzazione.

Ad un design che non sottrae l’oggetto alla sua funzione si sono così sommate le potenzialità artistiche di resine opportunamente modificate.

Il contrasto tra rigore costruttivo e pennellate d’autore, la solidità delle figure, la patinatura e colorazione manuale pezzo a pezzo, rappresentano la cifra stilistica AL & JO.

 

Oggi come allora. La tessitura delle stoffe operate – 2a parte

Con l’autorizzazione di The Venice International Foundation e degli autori, pubblichiamo una serie di importanti articoli selezionati dalla fondazione stessa, nella raccolta ARTI DECORATIVE A VENEZIA, rassegna curata da Cinzia Boscolo.

DORETTA DAVANZO POLI

LA TESSITURA RUBELLI

È risaputo che la tessitura Rubelli è l’erede e la diretta continuatrice della storica ditta di Giovanni Battista Trapolin, che nel 1842, in tempi assai difficili per Venezia, aveva eroicamente ripreso la fabbricazione dei velluti sopraricci rilevando pure, nel 1858 il “negozio de oro ed argento falso, cordoni, frange, galloni ed altro” di proprietà dei Panciera. Nella seconda metà dell’Ottocento le vicende

produttive e commerciali, le prestigiose committenze (aristocrazia, governi, monarchie, Vaticano), le partecipazioni alle esposizioni internazionali, i premi, sono più o meno simili a quelle della ditta antagonista, impostasi nel frattempo. Ad esse allude Luigi Sormani Moretti nel 1881, nel libro La Provincia di Venezia, monografia statistica – economica – amministrativa, quando scrive di “due opifici da tessitori” producenti “velluti lisci e operati, a disegni in rilievo, detti “sopraricci”, nonché “damaschi broccati” oltre che “lacci, cordoncini, spinette, cordoni, galloni, frange, fiocchi, ghiande e ogni sorte di guarnizioni di seta, di lana e di cotone, commisti anche ad oro e argento”. Nel 1889 Rubelli arreda con i suoi celebri soprarizzi la sala centrale della III Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e nel 1902 la regina Margherita commissiona il velluto soprarizzo a fondo blu, decorato con i simboli dei Savoia; nel 1922 apre l’elegante filiale di Firenze in via Tornabuoni (cui seguiranno quelle di Roma, Milano e Parigi) e l’anno successivo partecipa alla I Mostra Internazionale d’Arte Decorativa alla Villa Reale di Monza esponendo, tra gli altri, un velluto disegnato da Guido Cadorin. Gli esempi di campionario rimasti mostrano per lo più motivi decorativi fedelmente ispirati al passato, talora un poco influenzati prima dallo stile liberty (si pensi per esempio a damaschi e velluti su disegni di Umberto Bellotto e appunto del Cadorin, come i soprarizzi azzurri tessuti con oro puro per le carrozze del treno reale) e poi dal déco (per esempio le stoffe realizzate nel 1928 per la nuova sede dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni in Roma). Tra il 1920 e il 1925 la manifattura si trasferisce da campo San

Vio, nei pressi dell’Accademia, ai Gesuiti (zona anticamente abitata, come s’è detto, dai “testori serici”, con altare devozionale nella chiesa omonima), da dove usciranno nel 1934 i capolavori tessili disegnati da Gio’ Ponti, Vittorio Zecchin, Alfredo Carnelutti, esposti alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. Nel dopoguerra, l’ascesa economica e sociale porta alla crescita produttiva e al potenziamento del settore industriale con l’occupazione di un grande capannone della fabbrica di fiammiferi Saffa; infine, nel 1960,

si invadono anche gli spazi della manifattura Trapolin, alla Madonna dell’Orto, in cui, all’epoca, erano ancora in funzione trenta telai semimanuali. Dal 1955 la ditta è diretta da Alessandro Favaretto, discendente del mitico Lorenzo Rubelli, che la porterà a luminosissimi traguardi, tanto da meritare nel 2004 l’ambitissima onorificenza di Cavaliere al merito del Lavoro. A partire dagli anni settanta l’incremento dei costi di manodopera e materie prime, nonché, un capovolgimento di gusti e di valori, determinano una notevole crisi del settore. Nel 1980 rimangono soltanto tre tessitrici specializzate su telai al tiro (contro quindici operaie ai telai meccanici), che tuttavia lavorano non mancando qualche richiesta di riproduzione di tessuti antichi, soprattutto damaschi, per ritappezzare le dimore storiche. Si ricorda tra le altre la bella impresa della ricostruzione filologica delle stoffe degli ambienti del Caffè Pedrocchi a Padova, ma tessuti Rubelli sono presenti in molti altri importanti palazzi veneziani, da Palazzo Ducale (appartamento del doge, di tipo “classico”) a Palazzo Cavalli Franchetti, sede dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti e oggi ambitissima sede espositiva (di tipo innovativo). Intuita la necessità di dover estendere l’attività fuori Venezia, industrializzandola sempre di più, si investe in tecnologie nuove: tra il 1980 e il 2000 l’azienda entra nella gestione della storica ditta “Arte della seta Lisio” di Firenze e nel 1984 viene rilevata la “Tessitura serica Attilio Zanchi” di Cucciago (Como). Nella consapevolezza dell’importanza del design, anche nel tessuto d’arredo, affidato oggi ad architetti specializzati, si punta molto anche sulla progettazione e sulla creatività dei decori: ogni fabbrica ha il suo stilista, interno (con la sua équipe) o esterno, e una sua immagine di prodotto, supportata dal marchio, analogamente a quanto avviene nel mondo della moda. Naturalmente ogni anno vengono presentate nuove collezioni che cambiano radicalmente, anche se non con i ritmi stagionali del settore abbigliamento. Si tratta di un mercato di dimensioni ridotte rispetto a quello della moda, ma che costituisce un settore di nicchia di secolare tradizione e grande raffinatezza. A Venezia la sede centrale è situata nel rinascimentale palazzo Corner Spinelli, sul Canal Grande, dove è conservata un’importante collezione di tessuti storici, recuperati nel corso della vita dallo stesso Cavaliere; mentre a Marghera nell’edificio che fu sede della fabbrica di saponi e profumi Vidal, si sono trasferiti gli uffici operativi e tecnici. Nel 1995 la ditta Rubelli è stata premiata con la “Navetta d’oro” alla Biennale des Editeurs di Parigi, per la creatività e in particolare per il lampasso Mocenigo. Tra gli impegni più importanti e prestigiosi degli ultimi anni, sono da ricordare la realizzazione delle tappezzerie per il teatro La Fenice di Venezia, sotto la supervisione dello scenografo Pier Luigi Pizzi, nonché di quelle del Teatro alla Scala di Milano, del San Carlo di Napoli, del Petruzzelli di Bari e altri ancora. Nel 2005 nell’appartamento storico e nella quadreria della Fondazione Querini Stampalia si tenne la mostra Lampassi, damaschi e broccati nei dipinti di Pietro Longhi: Rubelli interpreta il Settecento veneziano . Marchi del Gruppo sono: Rubelli Venezia, Dominique Kieffer, Donghia e Armani Casa Exclusive Textiles by Rubelli, Lisio e Bises Design. Nonostante ciò, l’avvocato, ci tiene molto a sottolineare che si tratta di un’azienda a conduzione familiare, in cui è effettivamente coadiuvato dai figli Andrea, Lorenzo, Nicolò, Matilde.

 


Movie > Electric Cow

…e quelle storie che racconti,

con quei montaggi illogici,

e quei tuoi sguardi da ripresa,

quegli allestimenti pornografici,

Movie.

 

qual’é la posta in gioco?

 

Movie – Electric Cow by AL & JO

 

Mobile pensile. Pezzato brillante, composto da 9 ante, ad uso contenitore.

Ampia varietà di personalizzazioni (palissandro, ebano, wallpaper, resina, laccatura).

Tiratura limitata a 10 pezzi.

Overpicturing and mixed media

cm 95 x 68 x 25

 

Minimal Master Collection. All the colours of ice.

Minimal Master by AL & JO features a new collection of unique pieces, 
which takes insipiration from a study a luminous source projected on a surface of ice.
An additional pictorial intervention on the images reinterprets the luminous effects created 
by the projections, which results in a succession of spots of lights softly drowning into a purple and black backgound.
A coat of resin, applied with particular techmiques, creates effects of dunes and depressions 
giving the surface stunning optical depth and luscious tactility.

Minimal Master  is an oval storage unit, with top and legs made of stainless steel.
Designed as a centre of room unit, it has doors both on the front and the back, with knobs in Murano glass.
The spacious interior is lined in ebony wood and is divided by a glass shelf.
Flushed doors and non-visible hinges contribute to the neatness of form.

in the picture: [ Minimal Master - storage unit ( model > Impronte Oval ) ] 
cm 125 x 97 x 41