AlandJo

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Willem Drost, troppo amato dagli dei.

Misterioso e troppo amato dagli dei che lo reclamarono a soli 25 anni, Willem Drost,  pittore barocco olandese giunge a Venezia per morirvi, lasciando attorno a se il mistero dei pochissimi dipinti attribuibili a lui con assoluta certezza. Attivo ad Amsterdam e Venezia, è stato per molti anni una delle figure più misteriose della cerchia degli allievi di Rembrandt.

Nato ad Amsterdam nel 1633, a 17 anni diventa allievo di Rembrant con il quale instaura un rapporto strettissimo e per il quale dipinge scene storiche, composizioni bibliche, ritratti e studi sulla simbologia di una figura solitaria.

A 22 anni lascia Amsterdam e si mette in viaggio per la penisola. Visita Roma dove collabora con Johann Carl Loth – un pittore tedesco che come lui ha la citta di San Marco come ultimo destino – e con il più giovane pittore di paesaggi e marine, Lieve Verschuier.

Tappa finale del viaggio italiano di Drost è la città incantata di Venezia, dove si stabilisce e muore dopo pochi anni, nel febbraio del 1659 a soli 25 anni.

La cometa di Fetti

Passato alle cronache come “il mantovano”, Domenico Fetti, romano di nascita (1589), inizia la sua formazione artistica con Lodovico Cardi detto Cigoli. Il romano Fetti, affascinato dall’opera del fiammingo Rubens, mette su bottega a Mantova con il padre e la sorella, entrambi pittori. Nella città dei Gonzaga lascia le sue opere più importanti. Fetti è un naturalista dai toni contrastati e dal segno pastoso e ricco, ispirato da Rubens e dal Caravaggio.

A 33 anni, a seguito di una rissa, fugge nella città di San Marco, fertile terra per spiriti liberi, come aveva già fatto Liss prima di lui. E’ il 1622, proprio quando a Venezia viene pubblicata la raccolta di un altro illustre mantovano;  “Hashrim asher lish’Iomo” del compositore Salomone Rossi detto l’ebreo.

L’anno seguente, quando il duca di Mantova Ferdinando Gonzaga, di cui è stato pittore di corte, si reca in visita a Venezia, Domenico Fetti muore giovane e malato, nella città che più di altre lo apprezza e dalla quale rimane sedotto non solo per le sue bellezze ma anche per il dolce scorrere del tempo quotidiano. Nato romano, illuminato dall’opera del grande fiammingo Rubens e morto veneziano. Così brucia la cometa rococò di Domenico Fetti tra il 1589  e il 1623.

Lee Bul

Lee Bul

From me, belongs to you only.

Tokyo’s Mori Art Museum

Roppongi Hills Mori Tower 53f – Tokyo

Obsidian

Consolle in pino nero spazzolato di AL & JO.

Nero d’Etiopia, specchio fumante,

punta di freccia, devozione quotidiana.

Personalizzabile neil materiali e nella

dotazione o meno dell’impianto di illumiione a led.

Struttura in MDF.

Dimesnioni cm cm 160 x 78 x 50,

Overpicturing tecnique.

Limited edition – 10 pezzi

Liss, il tedesco di Venezia

Tra i molti che la Serenissima sedusse con la sua malia circuendoli ancor giovani e rinascendo della loro arte, vi fu anche Johann Liss che nacque tedesco attorno al 1596 ma morì veneziano nel 1630.  Figlio di una coppia di pittori, giunse nella città di San Marco intorno ai 25 anni, similmente a Domenico Fetti di cui ammirò, facendoli suoi, le colorazioni dense e brillanti.

La morte prematura limitò il numero dei suoi lavori, ma fu principalmente grazie a lui e a Bernardo Strozzi, che il 600 veneziano si risollevò, risplendendo nel segno del barocco. Allievo prediletto di Goltzius in quel di Amsterdam, lo studio delle opere di Rubens e dei grandi pittori veneti del Cinquecento completarono successivamente il suo stile. Viaggiò molto, visitando tra le altre, Parigi e Roma e stabilendosi infine a Venezia. Le pennellate larghe, i toni accesi e luminosi che caratterizzano i suoi lavori  specie in quelli più maturi, lo allontanarono dal realismo delle sue opere giovanili e gli conferirono una “veneticità” grazie alla quale ottenne una considerevole popolarità.

Il 600 decretò il tramonto della Spagna e l’affermarsi dei paesi del nord Europa. Nel 1620 l’Inghilterra edificò la sue prima colonia americana, la Svezia acquisì un ruolo egemone nel Baltico e l’Olanda un considerevole peso economico e commerciale. In questo quadro, attraverso l’opera di artisti come Liss e in virtù della sua immutata capacità di attrazione, Venezia attenuò gli effetti della sua calante forza commerciale con una rinnovata centralità artistica.

Nell’anno di elezione a doge di Nicolò Contarini, l’ennesima epidemia di peste portò con sé più del 30% della popolazione lagunare, tra cui anche Johann Liss. La fine di quella epidemia si festeggia ancora oggi con la Festa della Salute.

Gioco

Giordano Rizzardi

Gioco 4

I Circensi

2011

Nicoletto

Niccolò Cassana, soprannominato a volte Nicoletto, nasce a Venezia nel 1659, quando Domenico II Contarini assurge alla carica di Doge. Niccolò Nasce con Venezia impegnata a difendere Candia nello scontro con gli ottomani.

Pittore come il fratello e il padre viene avviato alla pittura da quest’ultimo, pittore genovese formatosi con Bernardo Strozzi,

Da Venezia, a 23 anni si sposta alla corte di Firenze per assumere il ruolo di pittore di ritratti.

Viene successivamente invitato a Londra e approda alla corte di Anne Stuart, ultima sovrana di casa Stuart ma  prima regina del Regno Unito.

Da tempo troppo amico dell’alcol, muore a Londra nel 1714 come la regina che lo ha fortemente voluto e favorito a corte. Sullo sfondo, lo stesso anno, la sua amata Venezia è ancora una volta impegnata nell’ennesima guerra con l’impero Ottomano mossosi alla conquista di Corinto.

Autoritratto

Ritratto del Doge Silvestro Valier

Ritrattto della Dogaressa Elisabetta Querini in Valier

 

Ultima cena

Giordano Rizzardi

Ultima cena

2010

Da Cappuccino a Prete

Bernardo Strozzi, (Genova 1581 – Venezia 1644). La vicenda umana di Strozzi, prende le mosse da una tormentata incubazione che lo vede aderire giovanissimo all’Ordine dei frati minori Cappuccini per lasciarlo ormai ventisettenne. In seguito si rifiuta di rivestire l’abito talare e si libera dell’ordine ma non del soprannome che fa “il Cappuccino”. Da pochi anni Giordano Bruno è finito al rogo per eresia e quelle con il potere religioso non sono mai discussioni tranquille. Sono gli anni di Galileo, la scienza sgomita per liberarsi dalla religione ma quando nel 1625 gli olandesi già fondano New Amsterdan, l’attuale New York, il Cappuccino è ancora alle prese con l’accusa di pratica illegale della pittura. Nel 1630, con la peste che si abbatte virulenta sulle popolazioni del nord della penisola, per non finire frate a vita scappa nell’unica terra dei liberi dell’epoca, la Repubblica di Venezia. Qui lo Strozzi smette di essere il Cappuccino …e diventa per tutti il Prete genovese.

Se nella prima parte della sua attività, i soggetti sono prevalentemente ombrosi e di carattere biblico e religioso (devote tavoline), a Venezia Strozzi assume tonalità e tratti più dolci. Acquista un personale stile assorbendo gli influssi pittorici della repubblica, Veronese, ed europei, Rubens, fondendoli con un crudo realismo. La vita a Venezia risultò essere un terreno fertile per il suo lavoro. La sua fama crebbe dopo un ritratto a Claudio Monteverdi e lo portò ad immortalare molti veneziani incluso il Doge Francesco Erizzo. Morì a Venezia nel 1644, agli albori della guerra di Candia che, dopo un lungo periodo di pace sostanziale, oppose per più di 20 anni l’impero Ottomano alla Serenissima.

Velocipedi

Giordano Rizzardi

Velocipedi

1 Circensi

2011