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Arti decorative a Venezia

The Venice International Foundation è un’associazione senza scopo di lucro costituita il 15 novembre del 1996. E’ uno dei Comitati Privati Internazionali per la Salvaguardia di Venezia del Programma UNESCO e opera sotto il Patrocinio della Regione Veneto. Per ricevere gratuitamente la Newsletter scrivete a veniceinter@tin.it.

>>> The Venice International Foundation is a non profit organisation, established on 15 November 1996 with headquarters in the Ca’ Rezzonico Museum of Eighteenth Century Art. To receive the News Letter free of charge, request it at the Editorial Office of the Venice International Foundation at Ca’ Rezzonico (tel.-fax: 041 2774840, e-mail:veniceinter@tin.it ).

Ora, in Italian Art Design, blog ufficiale di AL & JO, con l’autorizzazione della fondazione e degli autori, pubblichiamo una serie di importanti articoli selezionati dalla fondazione stessa, nella raccolta ARTI DECORATIVE A VENEZIA.

Seconda parte di LA BOTTEGA DELL’ARTE di Doretta Davanzo Poli.

Le Arti contribuiscono inoltre a variare significativamente la struttura urbanistica della città. Da un lato era necessario tutelare il normale svolgersi della vita cittadina preservando l’incolumità degli abitanti mentre, dall’altro, si doveva rispondere a specifiche esigenze produttive quali la necessità di usufruire di ampi spazi o di abbondanza di acqua corrente. Esempi significativi sono lo spostamento a Murano delle fabbriche di vetro per evitare il pericolo di incendi in una città all’epoca prevalentemente lignea e la dislocazione alla Giudecca delle concerie non solo per le sostanze inquinanti versate nei canali ma anche per le mefitiche esalazioni delle pelli scarnate e degli acidi utilizzati.

Anche nella toponomastica appare evidente la fierezza degli artigiani che danno il nome del proprio mestiere ai luoghi in cui hanno laboratori o botteghe: si va dal campo della Lana alla calle dello Stampador, del Marangon, dei Fabbri; dalla corte Veriera al rio dei Tintori; dalla salizzada degli Specchieri al sottoportego del Cuoridoro; dalla ruga degli Oresi al campiello del Remer.

Dal punto di vista economico,Venezia ha sempre puntato su una produzione sfarzosa basata su materie prime di alta qualità e su produzioni esclusive, di cui diviene presto la prima grande fruitrice. Inizialmente tale produzione è finalizzata soprattutto alla vendita all’esterno della città, visto che presso la corte ducale predomina una certa semplicità; dal Trecento però comincia a crescere la domanda interna di beni di lusso, documentata dall’emissione delle prime leggi suntuarie. La nomina di una specifica magistratura addetta “alle Pompe” si renderà però necessaria soltanto nel XVI secolo, anche se è certo che spese eccessive per l’abbigliamento e l’arredamento erano consuetudini precedenti. Nel 1466 un viaggiatore boemo, Leo di Rozmital, descrive una camera da letto veneziana stimata 24000 ducati (cifra corrispondente a 84 chilogrammi d’oro), con pavimento d’alabastro, soffitto d’oro, lenzuola tessute d’argento e guanciali ornati di perle e gemme. L’enormità di tale cifra ci spiega come mai un decreto del 1476 imponga il divieto di spendere per l’abbellimento di una stanza più di 150 ducati d’oro. Il decreto non è comunque rispettato visto che nel 1492 Jacopo di Porcia, nella sua operetta intitolata De Reipublicae Venetae administratione, affermerà che con le suppellettili di casa di un veneziano qualunque, si può arredare una dimora regale.

L’iconografia pittorica comprova la policromia delle lastre di marmo e delle pietre semipreziose che rivestivano le pareti esterne dei palazzi, talora ricoperti di foglia d’oro, e lo splendore delle chiese, rutilanti di luminosi mosaici vitrei. I riflessi cangianti, moltiplicati per effetto del riverbero dell’acqua dei canali, sui soffitti degli interni, dell’ampio salone centrale detto p o r t e g o, n e ll’infilata delle stanze contigue – impreziosite di affreschi, di stucchi trinati, di cassettoni smaltati e dorati, sbalzati e intarsiati – ne rendevano magica e irreale l’atmosfera. In tali ambienti, dai pavimenti leggiadri ed elastici, ovattati dai rivestimenti di tappezzerie e tendaggi di velluto, broccatello o damasco dai raffinati decori al confronto dei quali persino gli arazzi sembrano troppo semplici, riscaldati da grandi camini di marmo scolpito, la luce, ottenuta con enormi lampadari colorati di fiori, viene raddoppiata dalle molteplici specchiere appese alle pareti e intervallate da dipinti importanti, posti entro cornici plasticamente modellate e dorate.

Per accrescere l’impatto sontuoso degli interni, si producono in misura sempre maggiore mobili di ogni tipo e dimensione, come moretti, mensole, tavolinetti da muro, angoliere, credenzine, atti a contenere e a esporre una nuova e superflua oggettistica d’arredo dai fini puramente decorativi. Anche la moda, sempre più ricca e fastosa, contribuisce a dare forma agli elementi d’arredo: le vesti – rese costosissime all’inizio dall’impiego di grandi quantità di stoffe tinte con sostanze rare e, più tardi, dal – le tessiture dei complicati velluti alto-bassi, soprarizzi e broccati –, impreziosite di ricami in metallo nobile, lustrini, canutiglie, borchie dorate e merletti e poggianti su sottostrutture che deformano le linee anatomiche, richiedono sedie, divani e poltrone di determinate forme e dimensioni. I “panieri” e i guardinfanti settecenteschi, rendendo rigonfi e voluminosi i fianchi, provocano infatti l’eliminazione dei braccioli. Anche il bisogno di rappresentazione del proprio potere personale è, soprattutto in epoca barocca, determinante nella realizzazione di oggetti ricercati e lussuosi. Tra gli esempi più vistosi sono da ricordare le imbarcazioni di rappresentanza, come il Bucintoro o le gondole “di casata”, su cui si riusciva a profondere in modo spettacolare la ricchezza: non solo oro ovunque, su legni e metalli, laccature e pennacchi, ma anche rivestimenti e lunghi strascichi serici. Se la tendenza allo sfarzo, allo “sciupio vistoso”, delle classi agiate veneziane viene tenuta sotto controllo dalle leggi suntuarie del Magistrato alle Pompe, non è possibile limitare l’aspirazione al bello e al sontuoso che persisterà in generale nelle produzioni artigianali veneziane, universalmente riconosciute come le migliori. Non è un caso che si parli di pannine “alla veneziana” (che nel Cinquecento surclassano quelle “alla fiorentina”), di “rosso veneziano” per le tinture, di “punto Venezia” per merletti e ricami, di façon de Venise per vetri, rilegature e lacche, di opus veneticum per l’oreficeria, e persino di petite Venise per i tovagliati.

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