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Arte di frontiera: viaggio in Guatemala

Nicola Maggi

Xoaticol, “la terra ricoperta di sangue”. E’ così che, ancora oggi, gli indigeni chiamano il Guatemala, in ricordo della sanguinaria conquista perpetrata a danno delle popolazioni locali dai conquistadoresspagnoli guidati da Don Pedro de Alvarado y Contreras nel Cinquecento. Un sangue che i guatemaltechi hanno continuato a versare per secoli, ora per la causa del colonialismo spagnolo ora per volere del governo statunitense che del paese fece, durante la Guerra Fredda, una delle sue principali piazzeforti centroamericane.
Uscito nel 1996 da una tragica guerra civile durata oltre 36 anni e costata la vita a circa 200mila civili, oggi il Guatemala è una giovane repubblica presidenziale che, nonostante  differenze e sperequazioni sociali e culturali siano qui tra le più marcate dell’America centro-meridionale, sta portando avanti un importante processo di democratizzazione. Una rinascita sociale, culturale e artistica che trova nel collettivo Proyectos Ultravioleta di Stefan Benchoam, Byron Mármol e Emiliano Valdés uno dei più importanti avamposti.
Nata nel 2009 a Guatemala City, Proyectos Ultravioleta è una poliedrica piattaforma per la sperimentazione nel campo dell’arte contemporanea; un’iniziativa dedicata all’organizzazione di mostre, di progetti interdisciplinari, di forum di discussione, concerti, happening, interventi pubblici ma è anche un centro per l’intermediazione tra progetti artistici locali e stranieri.

Per la prima volta, quest’anno,  il progetto di Benchoam, Mármol e Valdés ha preso parte – unica galleria dal Guatemala in catalogo – ad Artissima guadagnandosi subito l’attenzione di pubblico ed esperti con l’opera di Naufus Ramírez-Figueroa, vincitore del Premio illy Present Future per giovani artisti emergenti a livello mondiale. Un riconoscimento che gli permetterà di dar vita ad un progetto espositivo che vedrà la luce nel 2013 nella prestigiosa sede del Castello di Rivoli-Museo d’Arte Contemporanea. In attesa di questo evento, abbiamo contattato Proyectos Ultravioleta all’indomani dell’inaugurazione della nuova sede per approfondire la nostra conoscenza della scena artistica contemporanea guatemalteca.

Nicola Maggi: Un buon debutto quello di Proyectos Ultravioleta ad Artissima… Figueroa ha vinto il Premio illy Present Future

Proyectos Ultravioleta: «Decisamente buono. Siamo veramente soddisfatti sia per il premio che per come è stato recepito il lavoro di Ramírez-Figueroa dalle istituzioni locali, dai collezionisti e dai media; l’Italia, in definitiva, è un mercato nuovo per noi ma, sicuramente, intendiamo esplorarlo ulteriormente. La mostra al Castello di Rivoli è un onore e speriamo di essere in grado di accompagnare Naufus in questa impresa e di organizzare ancora la sua presenza ad Artissima».

N.M.: Figueroa fa parte di una seconda generazione di artisti guatemaltechi in cui la recente storia del Paese ha un peso significativo. Mi riferisco alla guerra civile degli anni Ottanta. Ci puoi parlare di questi giovani artisti e del loro lavoro?  

P.U.: «Infatti, Naufus appartiene ad una seconda generazione di artisti del dopoguerra che continua a far fronte alle conseguenze della guerra ma, a differenza della prima generazione emersa dopo il conflitto che si è concluso nel 1996, lo fa anche utilizzando strategie  più sottili e poetiche, potremmo dire attraverso un’esperienza più personale, piuttosto che collettiva.  Difatti si vede che il lavoro di Naufus  ha a che fare con questi problemi, con la perdita di un parente, interiorizzando e dando un carattere emotivo alla guerra.  Alberto Rodríguez-Collia è un altro artista che si occupa di questi (ed altri) problemi e che è vicino a noi. Pensiamo che tutti condividano un senso sottile, ma allo stesso tempo molto realistico della storia e delle sue conseguenze e lo stanno affrontando in modo meno diretto ma, allo stesso tempo, in modo molto incisivo».

N.M.: Che rapporto hanno, questi giovani artisti, con le generazioni passate?  

P.U.: «Il caso di Naufus è leggermente diverso dagli altri perché ha vissuto all’estero  ma si è tenuto sempre in contatto ed ha seguito  ciò che succedeva in Guatemala durante tutto il tempo che ha vissuto lontano dal Paese. Sorprendentemente, però, non ha avuto una mostra personale in Guatemala fino al 2010 quando ha organizzato la sua prima esposizione qui da noi. Dal punto di vista dei soggetti, vi è naturalmente un rapporto diretto con la generazione di artisti precedente, nel senso che questi hanno affrontato le stesse questioni in modo più diretto e semplice, aprendo la strada agli artisti più giovani che hanno potuto così  affrontarle anche in un modo meno esplicito. Forse è anche importante ricordare che, siccome stiamo parlando di un scena artistica molto ristretta, artisti e produttori si conoscono, sono in relazione tra loro e condividono interessi e preoccupazioni».

N.M.:  Il Guatemala è uno dei Paesi dell’America Latina dove le differenze sociali e culturali sono più pronunciate. Come si riflette questo stato di cose nell’arte di oggi?

P. U.: «Come detto, c’è una gran parte della produzione artistica contemporanea del Guatemala che si occupa di questi problemi sociali e politici, ma nel corso degli ultimi anni stanno emergendo anche nuovi interessi e nuovi modi di produrre arte, in gran parte a causa del fatto che la prima generazione di artisti del dopoguerra ha affrontato queste tematiche in maniera molto approfondita. Ora, se l’arte è un riflesso del contesto in cui è prodotta, questo è inevitabile. La differenza è che gli artisti più giovani si stanno avvicinando a questi temi da prospettive diverse rispetto ai loro predecessori, per esempio in modo più poetico, sottile o personale. Il lavoro di Ramirez-Figueroa esposto ad Artissima è un buon esempio di tutto ciò. D’altra parte, gli artisti si stanno interessando ad una varietà sempre più ampia di soggetti».

N.M.:  Qual è il contributo alla scena artistica del paese dato dalle popolazioni indigene?

P.U.: «Potremmo dire che ci sono diverse scene artistiche nel paese e che Proyectos Ultravioleta si riferisce a quella più “contemporanea” nel senso occidentale del termine. In questo campo, vi è un interessante gruppo di artisti provenienti da un background indigeno che produce opere che abbracciano entrambi i mondi e molto  significativo per la storia dell’arte locale più recente e che, da un lato, ruota attorno a Poyon Angelo, Juan Fernando Poyon e Edgar Calel a San Juan Comalapa  e, dall’altro, a Benvenuto Chavajay, Manuel e Antonio Chavajay Pichillá (tra gli altri) in San Pedro la Laguna. Ma c’è anche un tipo più “tradizionale” di arte largamente prodotta nel paese e  anche se non è quella su cui  ci concentriamo,  rappresenta comunque un importante contributo all’immaginario artistico nazionale. E’ importante ricordare che il Guatemala è stato in gran parte un paese mono-cefalico dove la “scena artistica”, così come la intendiamo noi,  è concentrata a Città del Guatemala e, anche se si è tentato di individuare e mettere in mostra gli artisti che lavorano in altre città / regioni, una rilevazione approfondita dell’arte prodotta fuori della città è ancora da produrre».

N.M.: Cosa sta facendo il Governo per promuovere lo sviluppo dell’arte in Guatemala?

P.U.: «Sfortunatamente molto poco. C’è un piccolo ufficio dedicato alla promozione dell’arte e della cultura contemporanea che lotta con un piccolo budget. I musei statali sono obsoleti, non attrezzati e gestiti male. La mancanza di borse di studio, sovvenzioni e opportunità rende, inoltre, complessa, per molti artisti, la produzione di opere se non addirittura impossibile. Infine, l’educazione artistica è quasi inesistente con l’eccezione di una scuola media d’arte e un paio di corsi per diventare artisti di professione, i quali, però, non comprendono nei loro programmi gli ultimi sviluppi dell’arte contemporanea».

N.M.: Quali sono i più importanti centri artistici del Guatemala e perché?

P.U.: «Come abbiamo detto, non ce ne sono molti ma diversi spazi d’arte indipendenti sono apparsi nel corso degli ultimi due anni, molti dei quali gestiti con un finanziamento o un supporto delle agenzie di cooperazione internazionale. Il Centro Cultural de España, un istituto spagnolo gestito dal governo per lo sviluppo della cultura contemporanea, è stato molto influente sulla scena dell’arte contemporanea e della cultura in generale. C’è anche una serie di gallerie commerciali, ma non sono disposte a sperimentare molto e quelle che lavorano con l’arte contemporanea sono in gran parte orientate ad un mercato dell’arte locale e piuttosto conservatore. Proyectos Ultravioleta è stato sicuramente uno dei leader in questa nuova ondata di spazi dedicati all’arte contemporanea sia in termini di contenuto che di forma:  il nostro nuovo spazio, nel seminterrato di un fatiscente centro commerciale degli anni Sessanta situato nel centro di Città del Guatemala, ne è un prova».

N.M.: Facendo una panoramica della scena artistica del Guatemala: quali sono i principali attori, tendenze e correnti che costituiscono la mappa degli autori e dei movimenti d’arte contemporanea più significativi del  Paese?

P.U.: «Questa è una domanda difficile perché, inevitabilmente, la risposta non sarà completa, ma voglio elencare alcuni di loro, almeno quelli più rappresentativi e quelli a cui, negli ultimi anni, sono stato più vicino sia personalmente che come Proyectos Ultravioleta. Per cominciare, vorrei citare tutti gli artisti con cui lavoriamo che sono alcuni di quelli che si spingono costantemente e coerentemente oltre i confini del modo in cui si produce arte nel paese: Stefan Benchoam, Juan Brenner, Jessica Kaire, Byron Mármol , Naufus Ramírez-Figueroa, Alberto Rodríguez Collia e Buro de Publicas Intervenciones.  In secondo luogo vorrei parlare degli artisti appartenenti a quella prima generazione post-bellica che ho menzionato in precedenza: Regina Galindo, Yasmin Hage, Jorge de León, Aníbal López, e Alejandro Paz. Ci sono poi degli artisti che, anche se non direttamente legati a questi e ai loro interessi, potrebbero essere menzionati in questo gruppo per motivi cronologici come: Diana de Solares, Sandra Monterroso, José Osorio, Benvenuto Chavajay, Alejandro Marré, alcuni più attivi di altri. Ci sono artisti di una generazione più vecchia, naturalmente, che sono ancora significativi nella produzione corrente, ma il cui lavoro è forse più lontano dai nostri interessi attuali: Luis González Palma, Moisés Barrios. E alcuni il cui lavoro rimane incredibilmente pertinente e aggiornato, nonostante sia stato prodotto più di 20 anni fa: Francisco Tun, Margarita Azurdia, Luis Díaz e altri. Poi, c’è un gruppo di artisti più giovani che sta iniziando a esporre e a farsi conoscere e che sta lavorando con una vasta gamma di soggetti e interessi , nonché di forme e di tecniche. Alcuni di questi sono Mario Santizo, Enrique Castillo, Andrea Marmo, Andrés Vargas, Hellen Ascoli, Gabriel Rodríguez, Maya Saravia e Claudia Menéndez. Tanto per fare alcuni nomi. Nel corso degli ultimi anni, inoltre, si è sviluppato  nel paese un forte movimento legato alla fotografia con numerosi festival e mostre e fotografi emergenti. Come ho detto, gli spazi d’arte indipendenti sono apparsi sia dentro che fuori Città del Guatemala e questa è una situazione incoraggiante: Ciudad de la Imaginacion a Quetzaltenango, Kamin Hoy a San Juan Comalapa, ecc. Infine, penso che valga la pena ricordare un piccolo, ma molto significativo, gruppo di nuovi collezionisti che si sta interessando  a molte di queste tendenze e che comprendere il suo ruolo in una scena artistica che è sia limitata e che di piccole dimensioni».

Nicola Maggi

tratto da Collezione da tiffany

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