ottobre: 2017
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Antonello da Messina

Nato a Messina attorno al 1430, si fece le ossa come apprendista nella bottega del Colantonio e sempre a Napoli approfondì la pittura fiamminga appropriandosi della tecnica a olio, con le sue morbidezze e luminosità impossibili per la tempera.
Negli anni seguenti, Antonello scala la penisola, conosce le opere di Piero della Francesca, arriva nella città di San Marco nel 1474, apre bottega e ci resta due anni. Il periodo si condensa in un concentrato rivoluzionario. Difatti è proprio il soggiorno veneziano a segnare un punto indelebile per la storia dell’arte del Quattrocento. Per la potente repubblica sono anni turbolenti. La marina militare della Serenissima è impegnata a Famagosta per liberare Caterina Cornaro e a Scutari, i veneti resistono all’assedio di imponenti armate turche.
Ma in laguna, Venezia si conferma patria liberale e capitale culturale effervescente tanto che l’incontro tra l’arte di Antonello e la città di San Marco, dove svetta Giovanni Bellini, crea le premesse di capolavori assoluti. Qui, immediatamente compreso, Antonello è inondato di prestigiose commissioni.
Il soggiorno veneziano è così scandito da un incalzante serie di opere, in un crescendo di coinvolgenti novità formali.
Tra i molti lavori, dipinge “San Girolamo nello studio”, per il quale crea una singolare ambientazione che assembla un edifico gotico con un loggiato rinascimentale, simbolismo e dettagli fiamminghi. Il tutto permeato da una luce che armonizza l’impianto prospettico accordando tra loro le complesse volumetrie rappresentate.
Tornato nella sua Sicilia, nel 1479 Antonello pone fine ai suoi straordinari giorni terreni in cui hanno trovato confluenza le più fertili matrici culturali dell’epoca. Ma se per Antonello, il meridione italiano non produsse discepoli, fu a Venezia che la sua personalissima fusione tra forme e luce si fece chiave di volta della peculiarità artistica veneta.

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